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2. Inizia il ventesimo secolo e Francesco aveva fatto da tempo i suoi programmi: aveva deciso di costruire una palazzina sul fondo seminatorio e pascolo con ulivi, querce ed altri alberi, attiguo all’abitato e sito alla contrada Caccia o Spedale, confinato da sotto colla strada obbligatoria Morano S. Basile, da sopra colla strada che mena al Calvario, e dai due lati colla strada Quercia e col fondo di Giuseppe Scorza. Il 28 dicembre 1899 aveva comprato per duemilacentottanta lire una zona del predetto fondo e precisamente dal lato più vicino allo abitato, estesa palmi quadrati settemila e duecento, ed è appunto quella che trovasi a principio della strada obbligatoria, e dal lato di levante e di settentrione viene compresa dalla strada suddetta [obbligatoria Morano S. Basile] e dalla strada Quercia, ed è di forma rettangolare, però il lato sovrastante alla strada obbligatoria è lungo palmi cento venti, quello dal lato della strada Quercia è lungo palmi sessantaquattro, quello dal lato di ponente è lungo palmi cento venti e quello verso mezzogiorno è lungo palmi cinquantasei. Il 15 gennaio 1900 comincia a demolire il muro di cinta e commissiona il progetto della costruzione al geometra Nicola Di Noja. Non rimane soddisfatto e ne commissiona un altro a Giuseppe Aronne. Ne nasce una lite che viene chiusa dopo due anni. Sono lire centosettanta che io qui sottoscritto Nicola Di Noja dichiaro di ricevere dai Sig.ri Francesco Mainieri fu Antonio e Giuseppe Aronne di Pietro a totale saldo delle mie indennità e delle spese giudiziali come dalla citazione a mia istanza contro di essi del 23 febbraio volgente anno. Di modoche tal giudizio rimane transatto per l’avvenuto pagamento suindicato. Francesco è sempre più preso a sovrintendere alla costruzione della casa e a riempire pagine e pagine di conti e di somme. Filomena è di nuovo incinta, ma il 25 novembre 1904 alle ore 4 e 20 antimeridiane nasce morta una bambina, che viene chiamata Idalga. Caro papà, Francesco inizia il 27 dicembre 1904 una nuova costruzione: un casinotto al Ponte di San Marco. Filomena, rimasta di nuovo incinta, il 24 dicembre 1905 dà alla luce una bambina. Viene chiamata Ida. Il 4 novembre fu il primo giorno di scuola. Quanti consigli ci ha dato il maestro! Anzitutto ci ha detto: La mattina, appena alzati, rimboccatevi le maniche della camicia fino al gomito e correte alla catinella dell’acqua; lavatevi bene le mani, il viso, le orecchie ed il collo, rasciugatevi e pettinatevi con diligenza per impedire che sulla testa vi si accumulino la forfora e, peggio, gli insetti parassiti. Terminate poi di vestirvi, e andate a ripassare le lezioni. Fate quindi colazione e andate subito a scuola. Per via camminate diritti, composti; e, se vi accompagnate con una persona dabbene, datele la destra. Appena giunti in iscuola, salutate con garbo il signor maestro e i compagni, e con compostezza andate a sedere al posto che vi è stato assegnato. In iscuola osservate il più rigoroso silenzio, non sbadigliate, e state attenti alle spiegazioni del maestro. All’uscita non imbrancatevi coi monelli, non correte, e camminate seri verso casa. La nostra scuola è un’ampia stanza dell’antichissimo convento di San Bernardino. Essa è esposta a tramontana, e ha due finestre che guardano l’abitato e un uscio ad un solo battente che mette nel corridoio. Il pavimento è fatto di calce e il soffitto di travi e assi d’abete. Nella nostra scuola vi sono in bell’ordine tre file di banchi, due destinati per la quarta e una per la quinta; e vi è la predella colla cattedra e il tavolino del maestro. Dietro le spalle del maestro vi è il crocifisso, il ritratto di Umberto I, il calendario, la carta d’Europa e la carta d’Italia. In mezzo alla parete opposta vi è la carta del Mappamondo e a destra e sinistra vi sono due attaccapanni. In mezzo alle due finestre vi è un armadio colla biblioteca e il museo oggetti. Per la pulizia della scuola vi è una granata, uno specchio e una catinella. Di casa, 20 dicembre 1907 Pasqualino è un ragazzo fra i sei e i sette, alto quanto un soldo di cacio, bianco e rosso come una melarosa, con un paio d’occhi celesti e intelligenti, i capelli biondi e un viso sempre sorridente. Fa la seconda classe, ma all’uscita della sua scuola viene sempre nella nostra classe per accompagnarsi col fratello maggiore, che è nostro condiscepolo alla quarta. Ed è bello sentirlo suonare la gran cassa sull’uscio per farsi aprire, giacché non arriva ad aprirse da sé. Morano Calabro, 7 gennaio 1908 Il giorno 8 gennaio il R. Commissario se n’è andato. Non puoi immaginare che festa! La musica è andata ad accompagnarlo, e vi erano una cinquantina di persone. Egli, prima di mettersi nella carrozza, baciò tutte quelle persone e poi fece un discorsetto. Poi si mise nella carrozza, disse: "Addio!". La carrozza prese una gran corsa, e la musica e gli altri cittadini se ne ritornarono mogi mogi alle loro case. Anche Aldo, nell’autunno del 1908, prende una carrozza. È l’inizio di un viaggio che lo porterà a Spezzano Albanese e poi in treno fino a Firenze, per entrare nel Collegio Convitto delle Scuole Pie alla Badia Fiesolana. |
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