3.

Gli anni trascorsi alla Badia Fiesolana venivano ricordati sempre da Aldo con una certa nostalgia, non solo per gli studi che vi aveva portato avanti con profitto, ma soprattutto perché aveva trovato al suo interno un ambiente che gli aveva fornito molti stimoli e gli strumenti necessari per potersi esprimere nei modi a lui più congeniali.

    S. Domenico di Fiesole, 8 novembre 1908
    Gent.mo Signor Francesco
    desidero che al suo arrivo in Morano abbia notizie del suo caro Aldo. È qui presente, sereno e tranquillo, che mi sta osservando e interrogando sulla macchina scrivente, desideroso egli pure di dare una qualche prova dactilografica. Gli ho promesso che non mancherò di accontentarlo, però facendogli osservare che per ora vale meglio assicuri i suoi cari dell’autenticità dello scritto, adoperando l’ordinaria penna e di suo pugno scrivendo. Così farà oggi stesso, come mi ha promesso. Ripeto nuovamente che ottima è l’impressione ricevuta e belle le speranze concepite. Il Signore benedica i nostri buoni propositi e faccia che i nostri voti siano esauditi.
    Insieme a tante cose affettuose del suo Aldo, gradisca i cordiali saluti del suo devmo
    Adolfo Brattina

Aldo trascorre in collegio il Natale del 1908 e scrive ai genitori.

    Vorrei farvi tanti auguri per le prossime feste del Santo Natale e pel nuovo anno, ma non so esprimermi…

Nei mesi e negli anni successivi imparerà ad esprimersi, non solo con le parole, ma anche con il disegno e la musica.

    Firenze, li 4 marzo 1914
    Carissimi genitori,
    Ricevetti il 18 febbraio la vostra lettera e cercai quel giorno stesso di rispondervi subito; scrissi la lettera; ma mi dimenticai d’imbucarla quel giorno stesso; il giorno dopo fu la prima vacanza di carnevale e non ci pensai, e così ora per le vacanze di carnevale ora per gli esami bimestrali, mi dimenticai di scrivervi.
    La mia salute è migliorata moltissimo, anche quei piccoli dolori che accusavo nell’ultima mia lettera son passati del tutto. Quest’anno abbiamo passato un discreto carnevale: sarebbe stato bello se non fosse stato guastato da un tempaccio che faceva rabbia; è piovuto quasi tutti i giorni. Anche le recite sono state belline. A me è toccato un po’ lavorare in quei giorni dovendo preparare la musica da suonare la sera. E voi avete passato un bel carnevale? In famiglia come state? Le sorelline cosa fanno? Ida cosa fa? perché non mi scrive? Ora che è in terza (!) qualche cosa mi potrebbe scrivere. Ed Oliva? Si diverte sempre con Mimì?
    E il mulino elettrico a che punto è?
    Mi darete del seccante importunandovi con tante domande… ma come si fa… Ho tanta voglia di saper cose di casa che non smetterei mai di farvene.
    Saluti a tutti i parenti ed amici; baci alla nonna e a voi bacio con affetto la mano
    Aldo

Francesco è sempre più preso all’inseguire nuove iniziative remunerative; il 15 dicembre 1913 inizia la costruzione di un mulino elettrico, sempre lungo la via obbligatoria per S. Basile.
Purtroppo per lui Egidio Scaldaferri, fornitore dell’energia elettrica necessaria, era anche proprietario dell’altro mulino elettrico già presente a Morano. Nell’ottobre 1914 la faccenda è già archiviata e il mulino elettrico non si fece mai.

    Firenze, li 23 maggio 1914
    Carissimi genitori,
    Ho ricevuto la vostra lettera e il pacco, di cui ve ne ringrazio molto; il caciocavallo e il burro l’ho trovati molto buoni; l’altre cose non c’è male.
    Domenica 31 maggio ci saranno gli esperimenti di esercizi ginnasti e militari; e la mattina ci sarà la Premiazione.
    Mercoledì s’è fatta una festa al P. Rettore, compiendo 50 anni. La mattina s’è fatta una piccola accademia in suo onore. Io ho recitato prima una poesia del Pascoli e poi ho fatto una parte in alcune scene d’una buffa commedia francese. La festa finì con un piccolo coretto d’occasione che io avevo preparato giorni avanti.
    In complesso è stata una bella festicciola.
    Qui è pochi giorni che si fa vedere maggio nella sua bellezza, ma però fa un caldo tremendo, figuratevi che giovedì c’erano 39° al sole.
    Io sto benissimo. Lunedì scorso sono stato dall’oculista, per farmi visitare gli occhi; l’oculista ha trovato che la mia miopia è molto cresciuta dall’anno scorso e m’ha consigliato di portar sempre gli occhiali.
    E voi come state? E le sorelle come stanno? Cosa fanno?
    Saluti a tutti i parenti ed amici, baci alla nonna e alle sorelle e a voi chiedo la S. Benedizione.

Nell’estate del 1914 Aldo ed Emma passano giorni interi a suonare il nuovo pianoforte nella nuova casa, che l’instancabile padre aveva costruito e che, anche se ancora incompleta, era ora finalmente fornita di luce ed acqua: ad allietarla c’è ora anche la piccola Oliva, nata nel luglio 1909.

    Milano, li 26 - 10 - 1914
    Carissima mamma,
    Partiti da Spezzano all’11,40 del giorno 24 siamo arrivati qui a Milano ieri sera alle 7. Siamo stati 36 ore in viaggio. Tutto è andato bene. Il pollo s’è trovato ben fatto; ci si è mangiato per 3 volte. Gli zii stanno benissimo e vi salutano tanto. Pompeo e Tonio pure. Son cresciuti molto. Tonio è poco più alto di me. Con Pompeo siamo quasi della stessa altezza. Bruno è alto quanto Ida; l’hanno vestito da uomo; pur tuttavia il grembiulino che ha fatto Emma se lo mette volentieri perché è d’una forma proprio per maschietto. Se vedessi con che contentezza hanno ricevuto le noci. Qui a Milano, dicono, vanno a 10 cen. all’etto, e in un etto ce ne vanno quasi una dozzina. Ieri sera dopo mangiato, siamo andati al cinematografo, quindi a letto. Io dormo nel salottino, al posto dove dormiva Emma, papà dorme nel letto d’Otello.
    Il nuovo negozio di zio Peppino è grandissimo. Sono quattro stanze, due grandi, una più piccola e una bella stanza da pranzo colla cucina. C’è pure un piccolo cortile.
    E tu come stai? Cerca di ingrassare e di rimetterti bene in salute.
    Stamani Milano è annebbiata, ma fra poco verrà il sole.
    Quando partii dimenticai d’andare a licenziarmi da Rimoli. Cerca di fare le mie scuse.
    Null’altro da dirti per ora.
    Biasino Arcieri non è più a Milano, quindi non mi posso fare neanche una sonata.
    Di’ ad Emma che fra pochi giorni le scriverò. Oggi manderò ad accomodarle il cappello. Quella modista che glielo ha fatto non c’è più. La zia ne troverà un’altra.
    Baci a tutti. Saluti immensi ai Rizzo, ai Frasca e agli altri parenti.
    A te mille baci da me e da papà.

    Papà sta benissimo, del viaggio non ha sofferto affatto. Da stamani ha incominciato a far affari per le scarpe.
    Manda mille baci all’Oliva e a Ida.
    A te e ad Emma bacio caramente.

Francesco non solo aveva iniziato il commercio delle scarpe, che comprava a Milano e rivendeva a Morano, ma aveva anche preso in affitto alcuni appezzamenti di terreno nella Piana di Sibari, per allevarvi bovini e produrre mozzarelle e caciocavalli.
Come già Guasdualito era punto di passaggio del bestiame dalla Colombia ai pascoli del Venezuela, Morano lo era fra quelli di Sibari e Campotenese-Masistro. Milano era per Francesco la Ciudad Bolivar italiana, dove si riforniva di merci da rivendere a Morano, come in passato aveva fatto a Guasdualito. Non si serviva delle acque dell’Orinoco e dell’Apure per i trasporti delle sue merci, ma delle meno esotiche e forse più sicure Ferrovie Italiane.
Nell’aprile del 1915 Francesco, in una delle sue continue visite nella tenuta di Sibari, porta con sé anche le figlie Emma, Ida e Oliva. Con loro c’è Peppino, il fratello di Francesco, che abitava a Milano.

    Casabianca 8 aprile 1915
    Carissima Filomena,
    Siamo giunti da pochi momenti, abbiamo fatto un felice viaggio malgrado un vento indiavolato. A Sibari abbiamo trovato D. Pietro Calvosa e i foresi: siamo andati col carro fino a un certo punto, il resto l’abbiamo fatto a piedi.
    Io sto meglio: la tosse non si è fatta molto sentire. Non puoi immaginare l’allegrezza di Ida e Oliva specialmente quando hanno visto da lontano i pagliai: hanno fatto amicizia coi cani.
    La carne e la frittata sono state mangiate nel carro e si son trovate buonissime. Pensa a custodirti bene e sta tranquilla sul conto nostro. Il panettiere non è ancora arrivato.
    Tanti saluti da Peppino e un abbraccio dal sempre tuo aff.mo
    Ciccio

    Carissima mamma,
    Siamo arrivati e stiamo bene: anche papà non ha molto sofferto con la tosse: ora tanto lui che lo zio dormono saporitamente. Ida e Oliva stanno proprio bene: la gita ha loro giovato immensamente. C’è un vento straordinario, però il tempo è bello e non fa punto freddo. Ti prego mandarmi pel Dottore, il mio fermacapelli, che ho dimenticato: lo troverai sicuramente nella toletta della camera di nonna. Ti raccomando custodirti bene, non fare economie e non darti alcun pensiero.
    Ti raccomando le viole del pensiero specie quelle di camera mia che sono più esposte al sole e i gatti.
    Tanti saluti ai Rizzo, ai Frasca, alla famiglia di zio Annunziato e a tutti i parenti. Un bacio da me e da Oliva.
    Tua aff.ma Emma

    Carissima mamma,
    Siamo arrivati e abbiamo fatto un buon viaggio. Qui c’è un ventaccio, ma fa caldo.
    Noi stiamo tutti bene. Papà e zio Peppino stanno dormendo da un bel pezzo. Tu come stai? Mangia assai e fatti trovare grassa e non pensare a nessuno.
    Salutami i gatti. Dagli da mangiare assai.
    Ti saluto e ti bacio affettuosamente e sono la tua aff.ma Ida

    P.S. Cara Filomena, credo che Crapetta t’abbia portato la semente dell’erba medica che gli ho commissionato alla Stazione: ti prego badare a farla seminare nel grano e a suppuliarlo bene: ti prego aver cura di questo servizio. Farai spandere un Quintale di concime che troverai da Caterina nel luogo di basso, cioè nel prato sopra il Tosto. Consegna l’accluso biglietto al Dottor Rizzo. Ciao: sta allegra e cerca di ingrassare.

Cosa faceva Peppino a Sibari?
Francesco, all’arrivo del fratello a Morano, aveva ricevuto una lettera della cognata Rosina.

    Certamente Peppino non avrà potuto fare a meno di raccontarle perché ho cercato di allontanarlo da Milano; se non completamente, almeno in parte, sempre a modo suo. Ero costretta a seguirlo tutte le sere nelle sue passeggiate, girando qua e là per le vie di Milano, e tutto questo lo facevo credendo di poter ancora riacquistare la pace della famiglia. Lo sa anche lei, che fu in casa nostra, che spesso diceva di non poter trattenersi in casa la sera, perché non poteva digerire abbastanza. Per allontanarlo da quella vipera ero obbligata a seguirlo. Ora che si trova lontano, sono contenta, per via che almeno alla sera posso andarmene di prestissimo sotto il portafoglio, come era mia abitudine e come soleva dire e fare lui.
    Ora che si trova con loro, mi farebbe un grandissimo piacere a trattenerlo un po’ di tempo: una per il mio riposo e l’altro per la sua guarigione.
    Le raccomando di confortare Peppino e di persuaderlo con i bei modi ad abbandonare tutte quelle cattive idee che ha per il capo, e gli dica di pensare che ha una moglie. Se non sa amarmi, almeno dovrebbe saper considerare che moglie ha e che cosa faccio, e che anche lei ha veduto. E questo scusi, non dico per vanto, ma perché amo la casa e i miei figli, la famiglia e mi preme l’onore, l’onestà e la pace. Nevvero Ciccio?…
    Ora lascio a lei l’incarico e faccia che abbia a ritornare il Peppino diverso da quando è partito. Possiede anche quattro figli. I giovanotti tutti comprendono e uno piccolo; e dice di amarlo così tanto, ma è proprio vero? A ciò non credo, perché se tale fosse, pensando all’amore di quel bimbo, saprebbe avere la forza di soccombere a quell’infernale radice, caduta così ostinata nel suo cuore.
    Ma basta! Se continuassi di più, sarebbe uno schianto per il mio povero cuore, che mi lascia la vita per i miei cari figli il resto lasci per lui.
    Per Pasqua manderò qualche dolce a Aldo.
    Di nuovo saluti e baci ai nipoti
    Rosina

In quei giorni ventosi ma caldi dell’aprile del 1915, a Sibari Francesco e Peppino hanno trovato forse il modo e il tempo per parlare della vipera e della Rosina Colombo o per lasciare le vicende milanesi dietro le spalle.

Filomena rimaneva spesso sola a Morano. Forse voleva lei stessa vivere appartata, o non poteva fare diversamente. Aveva un viso dolce con lo sguardo triste, anche da giovane. Nelle poche foto che la ritraggono da giovane l’espressione infatti è poco intensa, quasi sfuggente. Perché non era mai fotografata nelle occasioni in cui altri membri della famiglia lo erano? Tutte le lettere a lei indirizzate contengono raccomandazioni di mangiare e di curarsi. Perché non lo faceva spontaneamente? Perché ha concesso così poco a se stessa, spesso in silenzio, sommessamente viva, in fondo tanto lontana, proprio lei che solo per poco tempo si era allontanata da Morano? Sorrideva di rado, anche quando, ormai anziana, i nipoti trascorrevano con lei alcuni pomeriggi al focolare o al braciere. Ricompensava la compagnia, dando loro da mangiare delle gustose minestre di cicoria o scarole e fagioli con il pane nero o facendo le panette (oggi si chiamano popcorn) con delle spighe americane, che teneva gelosamente nascoste in qualche posto della grande casa.
Anche in quell’aprile 1915 Filomena rimane per alcuni giorni da sola in casa a Morano. Forse ha eseguito gli ordini perentori di Francesco riguardo alle sementi di erba medica di Crapetta da far seminare e suppuliare.
Ormai problemi più importanti si debbono cominciare ad affrontare: l’Italia entra in guerra il 24 maggio 1915.

Aldo, mentre porta a termine i suoi studi, chiede spesso nelle lettere alla sorella Emma se gli amici di Morano fossero stati chiamati sotto le armi.
Nell’aprile 1916 consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio di Bologna e nel luglio dello stesso anno quello di terza liceale.
Raggiunge alla fine di luglio Morano portando con sé le medaglie, i diplomi, i disegni, le composizioni musicali ed il carico di ricordi degli anni trascorsi alla Badia Fiesolana.

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