Si avvicinava il suo ottantesimo compleanno ed Aldo sentiva di invecchiare e di perdere a volte la nozione del tempo.
I giorni si accavallano gli uni agli altri in una massa informe, nella quale non riesci più a distinguere gli spazi delle settimane, dei mesi e degli anni e nella quale riemergono sempre più i ricordi degli anni lontani, dell’adolescenza ed anche della puerizia.
Stava completando la catalogazione di tutte le sue carte: disegni, lettere, fotografie, relazioni, progetti, perizie, curiosità...
A mano a mano che metteva questi materiali nei raccoglitori di cartone e nelle buste gialle del Comitato pro Asilo infantile, riaffioravano i ricordi della sua vita, che lui stesso aveva previsto ardua e difficile.
Ritrovò una lettera del compagno di studi Lino Madonini, del dicembre 1922.
Quando ritornai a Milano quindici giorni fa, vi trovai la tua carissima, col tuo brindisi per la ormai trapassata laurea. Grazie di cuore, peccato davvero che non sei più qui; è il caso di ripetere: si stava megli quando si stava peggio? ed il mio pensiero in questo momento vola, s’innalza, su fino al loggione della Scala che tante volte ci accolse e ci procurò divertimento con poca spesa. Sono andato a finire su questo tasto doloroso, gliè che io ho ricominciato ad andare lassù ma solo: in due si capiva di più, era più bello; eppoi tra breve dovrò smettere questo genere di ascensioni; ai primi di Gennaio mi porto a Cremona, quindi la stagione si chiude.
A proposito di Cremona dicevo che ci vado ma non è detto che debba restarci sempre, vado in prova: se questa riesce, bene, altrimenti rifarò i bagagli.
Mi dici che ingrassi e che fai dei sonni, io invece fo pure dei sonni prolungati ma d’ingrassare non c’è verso; spero non metterai la pancia...
A proposito di rappresentanze che cerchi bisogna che tu mi fai sapere, o far sapere a mio padre, il genere che ti interessa che si vedrà di poterti accontentare.
Di nuovo tanti auguri di cose belle e un abbraccio
tuo pigrissimo amico
Lino
Portandosi gli occhiali sulla fronte, lesse quanto era scritto dietro la foto che si era ritrovata tra le mani.
17/6/1927
La fotografia non è recente (ottobre 1922). Te la dono, Maria, per accondiscendere ad un tuo vivo desiderio, con la certezza che nel tuo cuore sia sempre impresso più che il pensiero della mia immagine fisica, quello dell’infinito amore che nutro per te.
Aldo
Si era fidanzato con Maria nel maggio del 1927.
Maria aveva tre sorelle più piccole: Dora, Melina, Elsa.
La madre, Teresa era rimasta vedova a soli ventotto anni nel 1918: Francesco, il padre era morto, dopo aver contratto il morbo spagnolo, la terribile spagnola.
Aldo, Teresa, Maria e le sorelle, cominciarono a preparare le nozze, mentre Francesco per l’occasione riprese i lavori della palazzina, sospesi nell’agosto del 1916: era rimasta incompleta parte del secondo piano. Riaprì così di nuovo i suoi libri, sui quali continuò ad annotare tutte le spese che sosteneva ogni giorno. In quel periodo venne convinto da Aldo a lasciare la difesa Casone a Sibari e le faticose attività che vi aveva svolte per anni.
Morano Calabro 25 giugno 1927
Egregio Sig. Pellicciari
Vi rimetto l’unito assegno circolare della Banca Agricola Italiana N° 473708 di £. 5000 (cinquemila), a saldo dell’ultima rata dell’affitto della Vostra difesa Casone, e nel contempo Vi fo noto di aver consegnato i fossati nelle condizioni volute dal nostro contratto dal Sig. Calvosa, il quale me ne ha rilasciato dichiarazione scritta.
Così sono terminati gli obblighi a me derivanti dal contratto di fitto stipulato con Voi quattro anni fa e così, dopo venti anni, noi tronchiamo le nostre relazioni, diciamo così, commerciali per proseguire però, con immutati sentimenti, almeno da parte mia, quelle di cordiale amicizia.
Ho detto con immutati sentimenti, perché, ve l’assicuro, nessun rancore io Vi serbo per essere stato da Voi posposto ad altri nel fitto della difesa, per una differenza di poche migliaia di lire.
Però, forse non tutti i mali vengono per nuocere; infatti si stanno avverando molte di quelle previsioni che Vi facevo nelle mie lettere durante le fallite trattative per la rinnovazione del fitto; nelle ultime fiere si son dovuti vendere gli animali con un ribasso di più della metà sui prezzi dell’anno scorso e si è dovuto anzi pregare i compratori perché acquistassero.
Ed ora non mi resta che pregarVi di volermi conservare la Vostra preziosa amicizia e, all’occorrenza, di ricordarVi di me.
In attesa di un Vostro gradito riscontro, con i più distinti e cordiali saluti, anche da parte di mio figlio, credetemi Vostro dev.mo
Francesco Mainieri
Francesco, mentre vigilava sulla esecuzione dei lavori della palazzina, continuava a vendere scarpe, stoffe, lampadine, instancabile, come se non riuscisse ad essere se stesso se non così.
Aldo e Maria si sposarono nell’ottobre del 1929. Durante il lungo viaggio di nozze Aldo ritornò con lei a Firenze, Padova, Venezia e Milano. Maria così conobbe così i luoghi dove Aldo aveva studiato e aveva partecipato alla grande guerra.
Erano da poco ritornati a Morano, quando Francesco, dopo una breve malattia, morì il 5 gennaio 1930.
Solo pochi mesi prima aveva inventariato le vacche che gli erano rimaste.
Inventario 1° luglio 1929
Vacche figliate
Vacche stirpe
Junche di anni 2
Annicchio di anni 1