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7.
Aldo amava giocare con i bambini. Una foto del 1968, che stava inserendo in una busta gialla sulla quale aveva scritto
FIGLI E NIPOTI
gli fece ricordare una lettera scritta nel 1963 a Don Vincenzo Matrangolo, Parroco di Acquaformosa, dove aveva progettato e realizzato un Asilo infantile. Ritrovò facilmente la lettera e la lesse ancora una volta.
Come da sua richiesta le fo presente il mio punto di vista sugli argomenti da lei espostimi e riguardanti l’Asilo infantile di costà.
E per quanto riguarda lo scopo per il quale il complesso edificio da noi realizzato deve servire, mi piace qui riportare alcune parti della relazione con la quale, nel lontano 29 maggio del 1948, le rimettevo il progetto di massima di tutto il complesso che oggi appare realizzato, dopo anni di torturanti difficoltà di ogni specie, e quasi senza alcuna variazione rispetto alla mia primitiva stesura. Dicevo in quella relazione rivolgendomi a lei:
La vostra [eco involontaria, questo "vostra", di tempi da poco trascorsi...] iniziativa tendente a costruire in Acquaformosa un complesso di edifici, che riunisca, accanto alla casa del Parroco, l’Asilo Infantile ed i locali per una colonia estiva da servire per tutti i bambini poveri della diocesi di Lungro, è veramente entusiasmante e non poteva trovare, dopo avermela espressa, se non la mia più fervida adesione.
Ho sempre avuto, infatti, la convinzione che l’elevazione morale e sociale del nostro popolo meridionale è intimamente legata al problema educativo dei bambini, problema che fin’oggi è stato del tutto trascurato dai Governi centrali e dalle Amministrazioni locali di ogni specie.
Asili infantili e scuole, scuole, scuole, questo è il bisogno imperioso del nostro Mezzogiorno.
E poi occorre provvedere all’assistenza fisica della nostra infanzia, per la quale assistenza nulle, o quasi, sono le provvidenze oggi.
Cosicché la vostra idea di studiare l’Asilo Infantile di Acquaformosa in modo che possa servire anche da colonia estiva per i bambini poveri di tutta l’Eparchia di Lungro, è veramente degna di encomio, e non potrà che trovare la più larga adesione presso tutti quegli Enti pubblici e privati, sia in Italia che in America, che hanno a cuore il miglioramento e l’elevazione del nostro Mezzogiorno.
Chiudevo la relazione con le seguenti parole:
Si dovrà forse un giorno dire che tutto questo non è stato altro che un sogno ad occhi aperti? Non importa, perché occorre, nella vita, anche sognare, talvolta, specie quando il sogno riguardi non il proprio tornaconto personale, ma l’avvenire dei nostri paesi e dei bambini del nostro popolo. Ed i sogni, col miraggio di una vita migliore, spingono all’azione. E voi non mancherete di agire per la realizzazione di questo vostro sogno, perché avete tutte le possibilità per riuscire: e soprattutto grande cuore, molta volontà, intelligenza e preparazione. Non vi spaventino le difficoltà: pulsate et aperietur vobis: lo ha detto Gesù. E l’idea di cui vi farete propalatore è troppo bella, per trovare tutti sordi ed avari ad aprirvi i forzieri, anche i più serrati!
Non vi nascondo che mi è serpeggiato per il corpo un brivido di commozione nel rileggere questo ultimo periodo, commozione che mi ha fatto rivolgere un ringraziamento al Signore per avermi permesso di portare a termine la realizzazione del nostro sogno.
Aldo finì di rileggere ancora una volta quella lettera e la rimise nella cartella dove aveva scritto:
LUCIDI PROSPETTIVE FOTOGRAFIE
CRONISTORIA LAVORI 1948/1966
COPIA LETTERA A MATRANGOLO DEL 9/8/1963
Diede un ultimo sguardo ai disegni. Sorrise rivedendo la caricatura del parroco, a cui si sentiva molto legato per aver realizzato insieme quel sogno, e chiuse la cartella.
In effetti era stato piuttosto raro nei lunghi anni di professione incontrare committenti sognatori, sia privati che pubblici. Era stato molto più frequente invece l’incontro con gente esclusivamente realista, priva di quel pizzico di utopia che consente la realizzazione non solo dei progetti ma del loro significato più profondo e apre loro le porte della mente e del cuore, non solo gli sportelli per la riscossione dei mandati di pagamento.
Raramente Aldo coinvolgeva il Signore nelle sue questioni professionali, quindi il ringraziamento per aver permesso la realizzazione del sogno doveva essere particolarmente sentito.
Terra povera e amara era stata la Calabria per il giovane che era ritornato da Milano per portarvi un po’ di futuro, di conquiste umane e di sogni realizzabili.
I tempi dilatati nei decenni avevano trasformato i progetti in sogni e i sogni in impercettibili rimpianti.
Anche a Morano aveva portato avanti uno dei suoi progetti: costituire un Asilo Infantile. Per molti anni ne era stato il Presidente e l’animatore.
Onorevole Ministro
ROMA
Con richiamo alle precedenti note trasmesse addì 8 maggio e 3 giugno 1935-XIII, oso con la presente istanza fare appello all’E.V. perché, in linea di speciale e benevola considerazione, voglia venire in aiuto alle gravi difficoltà economiche nelle quali di trascina questo Asilo Infantile che accoglie nel suo seno i fanciulli poveri del paese, che tanto bisogno hanno di protezione e di assistenza.
L’Asilo LA VITTORIA fu costituito, per volere di S.E. il Capo del Governo, con i fondi raccolti per l’erigendo monumento ai caduti in guerra ed è stato eretto in Ente Morale il 10 dicembre 1934. Poiché detti fondi non furono sufficienti alla sua costituzione, si rese necessario intaccare un lascito del moranese Francesco Rosito, deceduto in Roma, lascito che avrebbe dovuto assicurare, con i soli interessi, una discreta vitalità all’Ente. Ora l’Amministrazione di questo, sia per i diminuiti interessi del lascito, sia per le limitate altre rendite di cui dispone, sia per le assottigliate entrate dipendenti dalla diminuita frequenza dei bambini di famiglie agiate, le quali dolorosamente risentono del grave disagio economico che angustia questa popolazione rurale, non è in grado di poter fronteggiare le necessarie spese di gestione, che sono state limitate al massimo.
Si osa, pertanto, implorare da V.E. un adeguato sussidio straordinario minimo di £. 20.000 (ventimila) che permetta di reintegrare il capitale originario del lascito, e di acquistare altro materiale necessario per un migliore funzionamento dell’Asilo.
Ciò si chiede in nome delle sacre finalità assistenziali volute e perseguite dal Regime, perché sarebbe ben triste, dopo aver impiegate diecine e diecine di migliaia di lire, in un’opera sì altamente benefica, dover assistere impotenti alla sua irrimediabile fine.
Come per altri Asili la E.V. vorrà venire incontro alle necessità dell’Asilo di Morano che tanto bene fa a questi poveri fanciulli del popolo, che privi di ogni specie di soccorso, vivono dolorosamente nell’abbandono la loro vita di stenti e di miseria.
In attesa di benevolo accoglimento, porgo all’E.V. i più rispettosi ossequi.
Morano Calabro, 21 gennaio 1935 - XIV
Aldo non ricordava più se le 20.000 lire erano state erogate dal Ministro. Ricordava invece ancora molto bene le difficoltà di ogni tipo incontrate negli anni successivi, fino agli inizi degli anni Cinquanta, quando anche la presidenza di quell’ente aveva cominciato ad essere appetita dai politici locali dell’epoca, che ne intuivano la potenziale fonte di voti e di consensi, utili per emergere.
Il progetto del Monumento ai caduti, eseguito nel 1923 dallo scultore Leone Tommasi, rimase un semplice rotolo di spessa carta da disegno.
Venne sostituita da una lapide in marmo, che era stata realizzata dal signor Gennaro Limatola di Napoli, sempre sotto la direzione di Aldo.
lì 1 ottobre 1932 - X
Egr. Sig. Gennaro Limatola - Napoli
Vi chiedo scusa se non ho potuto rispondere prima alla vostra cartolina del 23 settembre u.s. per molteplici cause che me lo hanno impedito.
Riguardo alle variazioni da apportarsi al disegno della lapide rimane definitivamente fissato quanto segue:
1°) la lampada, da modellarsi a gusto dell’artista, non sarà più sostenuta dal becco dell’aquila, bensì fissata, a mezzo catena rigida e ben solida, che ne impedisca l’oscillazione, alla mensola sostenente l’elmetto e l’aquila;
2°) le lettere saranno semplicemente incise senza il pattuito riempimento in piombo. L’incisione dovrà esserre perfetta ed in modo che risulti ben chiara senza però alcuna coloritura;
3°) l’aquila dovrà rimanere immutata secondo il disegno cioé librata in volo sull’elmetto. Il solo sguardo potrà variarsi a gusto dell’artista che la modellerà e guardare, invece che il centro, per esempio ad un lato, con la testa un po’ più rialzata.
Tutto il resto della lapide dovrà pure rimanere immutato ed eseguito secondo il disegno approvato.
Definito ciò, speriamo che voi possiate procedere alla sollecita esecuzione del lavoro nei termini contrattuali.
Fra giorni vi rimetterò quanto dovrà essere inciso nel basamento.
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