Il 13 settembre 1943 a Morano si tirò un sospiro di sollievo: i tedeschi avevano lasciato il paese. Con lo sbarco degli alleati a Salerno infatti il fronte si spostava a nord. Nel ritirarsi i tedeschi quel giorno avevano fatto brillare le munizioni del deposito di Sassone, una località a pochi chilometri dal paese. Di quella presenza non sarebbe rimasto altro che il ricordo di un assordante fragore e di qualche vetro rotto.
Pochi mesi prima Aldo aveva scritto al cugino Otello a Milano.
Morano Calabro 7 giugno 1943 - XXI
Carissimo Otello,
approfitto della venuta a Milano del Sig. Zwingauer, mio amico e latore della presente, per inviarti, a suo mezzo, i saluti più affettuosi miei e dei miei, per te, tua moglie, per i cugini tutti e la zia. Mi auguro che la presente vi trovi tutti di ottima salute e che a Milano ora godiate di una relativa calma. Siete sempre sfollati? Oppure siete rientrati a Milano? Qui tutti bene. A Morano si gode quasi una perfetta calma, per quanto ci si possa considerare quasi in zona di operazioni.
Ed ora permettimi di chiederti un favore: son sicuro che se ti è possibile non me lo negherai. Non so più come risolvere il problema delle scarpe, soprattutto per i miei quattro bambini, che da buoni e sani maschietti, ne consumano quanto non puoi credere. Potresti mandarmi delle risuolature, almeno in numero di quattro di cui due del N° 36 e due del N° 34, ed altre due per me N° 44? Se non ti è possibile mandarmele in suola, potresti mandarmele in gomma, però di buona qualità. Vedi se poi puoi aggiungere qualche ritaglio di pelle per tomaie e per listelli di sandali e zoccoli. Dal Sig. Zwingauer potrai farti pagare il relativo importo. Nelle risuolature dovrebbero essere naturalmente compresi anche i tacchi.
Spero che tu potrai accontentarmi. Frattanto, in attesa di tue buone notizie e di quelle della zia e degli altri cugini, ringraziandoti sentitamente, saluto tutti con la massima cordialità. A te un fraterno abbraccio dal tuo aff.mo
Aldo
Se ti occorresse qualche cosa da Morano, scrivimelo francamente e vedrò di accontertarti. Di nuovo saluti.
È difficile pensare che cosa mai potesse esserci a Morano che occorresse al cugino Otello, se non la grande dignità che traspare dal tono della lettera, sincero e fraterno. Un documento, questa lettera, più significativo di tanti saggi storici per comprendere le condizioni di vita della gente negli anni più bui della guerra.
Un giorno della fine degli anni Settanta, quando Aldo stava riordinando le fotografie che teneva in un cassetto della libreria dietro la scrivania, se ne ritrovò tra le mani una, nella quale erano ritratti il carissimo amico Carlo, Romualdo, il cognato che aveva sposato Melina, la sorella di Maria, ed un loro commilitone.
Oh! come si sta ben, noi che di... fiaschi non facciam a men
Bari 2-2-42 XX momenti di sosta per Oltremare
Romualdo
Carlo
Giovanni
A distanza di anni appariva ancora più malinconica la scritta dietro la fotografia dei tre commilitoni in partenza per la guerra e dolorosamente patetico il loro tono scanzonato e ottimistico!
Aldo quella volta non era partito: aveva ottenuto vari rinvii e, alla fine, il congedo. Rimase in contatto epistolare con Carlo e Romualdo, fino al momento in cui furono fatti prigionieri.
Morano Calabro 30 marzo 1942 - XX
Carissimo Carlo,
ieri, in una delle mie frequenti visite, ho trovato tuo padre alquanto più abbattuto; nei giorni precedenti era un po’ migliorato rispetto a come ti scrissi ultimamente, ma l’umido di questi ultimi giorni, che non accenna ancora a cessare, gli ha acuito i dolori reumatici rendendolo quasi completamente... ciunculo, come egli si esprime. Però non mi sembra in pericolo imminente e questa è anche l’impressione di Pasqualino. Mi ha manifestato il desiderio vivissimo di vederti nel corso del mese di aprile perché vorrebbe, oltre che riabbracciarti, dirti tante cose; mi ha detto di avertelo scritto direttamente e mi ha raccomandato di fartelo presente in questa mia lettera. Non potresti avere qualche licenza straordinaria? La tua ultima lunga lettera a lui diretta l’ha fortemente commosso; mi ha detto di averla gelosamente conservata fra le carte di famiglia e d’esserti oltemodo grato del sentimento di immenso affetto che tu in essa dimostri per lui. La mente l’ha sempre lucidissima e ciò fa sperare che egli duri ancora per altro tempo ancora. Parla della sua morte con una serenità d’animo che strappa le lacrime; e per quanto in essa vede l’unico rimedio ai suoi mali fisici, pure non l’invoca perché vuole rivederti ancora una volta. Ma quando esprime tale suo desiderio lo fa quasi con ritegno, perché non vorrebbe che tu per venire, ti assoggettassi a strapazzi e pericoli. In questi giorni si è confessato e per la prossima Pasqua ha chiesto la comunione; te lo dico perché son sicuro che la tua incredulità religiosa, più esteriore a parola che intimamente sentita, non arriva al punto di non sentirne piacere.
Pasqualino, il ragazzo fra i sei e i sette anni, alto quanto un soldo di cacio, bianco e rosa come una melarosa, con un paio d’occhi celesti e intelligenti, i capelli biondi e un viso sempre sorridente, che Aldo aveva descritto in un suo componimento nel gennaio 1908, era rimasto a Morano a fare il medico.
Per il suo modo di rapportarsi con i problemi reali della gente che gli stava intorno, Aldo era stimato dalle persone più umili e non era in genere ben visto da tutti quelli che preferiscono dare ordini invece di consigli. Fra questi vi erano sicuramente i comandanti superiori che ritrovò nel 1936, quando fu richiamato a Castrovillari a rivestire la divisa militare, con i gradi di capitano.
Era costretto a far fare sulle colline intorno a Castrovillari estenuanti e inutili esercitazioni ai soldati, che, richiamati come lui, avevano forzatamente abbandonato lavoro e famiglia.
La guerra finì, Carlo e Romualdo riuscirono a ritornare a casa.
Aldo con fatica, ma non senza entusiasmo, ricominciò a progettare e a far realizzare scuole, strade, acquedotti, fognature.
Gli stava a cuore anche aiutare la gente del paese a ritrovare la propria serena quotidianità nei rituali tranquillizzanti di sempre. A questo scopo contribuì, in prima persona come mai prima di allora, ad organizzare le feste patronali di Morano e le tradizionali gite collettive del martedì dopo Pasqua.