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Rimase per Aldo solo un sogno portare a Morano un po’ di quello stile liberty che aveva visto nelle strade di Firenze ai tempi della Badia Fiesolana e in quelle di Milano negli anni del Politecnico. Quando ritornò progettò diverse ville, che avrebbe voluto veder costruite lungo la via obbligatoria per S. Basile. Molti di quei progetti rimasero solo dei disegni a matita racchiusi in cartelle su cui scrisse negli anni Settanta
Un ritaglio di giornale spuntava da una cartella. Aldo lo prese, lo riconobbe. Era la Cronaca di Calabria del 14 giugno 1928.
Da Cerchiara di Calabria
Ci scrivono da Cerchiara, 8:
Ciò che sembrava un sogno è diventato finalmente realtà, perché la luce elettrica a Cerchiara è un fatto compiuto.
Infatti dalla 1° del mese le vie principali del paese e molte case private sono illuminate di luce viva e sfarzosa e vi è grande entusiasmo nella popolazione.
La sera del 31 Maggio u.s. fra l’attesa di tutti è stato fatto il primo esperimento, che ha dato luogo a manifestazioni di giubilo e gran folla di curiosi si è riversata alla Centrale elettrica per vedere il funzionamento delle macchine.
Fra pochi giorni sarà completata la rete interna, di modo che tutte le vie saranno presto illuminate.
Si dice che l’inaugurazione ufficiale avrà luogo il 13 corrente e l’avvenimento sarà festeggiato con molta solennità.
Nel riserbarci di fare il resoconto della festa che si svolgerà sentiamo il dovere, intanto, di tributare vive lodi all’ottimo ing. Aldo Mainieri, da Morano Calabro, ed all’esimio ed instancabile dott. Antonio Santagada, dai quali è costituita l’Impresa, che hanno spiegato costante interessamento per la buona riuscita della cosa, che è indice di civiltà e di progresso e mentre soddisfatti ci congratuliamo ed esprimiamo i nostri sentiti ringraziamenti e sensi di gratitudine, formuliamo l’augurio che il funzionamento della luce elettrica possa essere sempre ottimo così come è stato iniziato per cui la popolazione ripone nella impresa ogni fiducia.
Doveva essere stato un giorno molto bello quel 1° giugno 1928 per Aldo, ingegnere non tirato su a forza ma con ottima laurea, come lui stesso si era definito nella lettera ai genitori del 7 febbraio 1922.
Giugno 14 Giovedì
Morte del Dott. Santagada
Solo poche parole sul diario del 1956: così Aldo volle ricordare il giorno in cui morì il suo carissimo amico, uno dei pochi, forse, che aveva compreso le sue capacità di progettare e l’entusiasmo di voler realizzare quanto pensato.
Era trascorso poco più di un mese da quando aveva ceduto la propria quota della società SIME, che aveva costituito assieme a due imprenditori di Castrovillari.
L’idea di costituire una società per la produzione di manufatti e prefabbricati per l’edilizia era nata nel 1948. Era stato un atto di lungimiranza e di fiducia nello sviluppo della propria terra avventurarsi in un’attività imprenditoriale per produrre materiali da impiegare in un tipo di edilizia più moderna ed evoluta. Anche in quella occasione il dottore Santagada aveva voluto dargli il suo contributo, non solo morale.
Ben presto però Aldo aveva dovuto scontrarsi con la realtà della Calabria di quegli anni, la sua arretratezza, il suo difficile distacco dal passato.
6/8/49 Sabato
Ritorno a Castrovillari ore 15:00. Traccio nuova strada SIME.
7/8/49 Domenica
Termino nel pomeriggio schizzo per lavoro da eseguire domani SIME.
8/8/49 Lunedì
Castrovillari - Lavori SIME non iniziati per mancanza manici pale e pichi!!
Quei due punti esclamativi, nello stile telegrafico degli appunti, sembrano scritti sul copione di una commedia piuttosto amara da recitare, che Aldo si trovò molte volte tra le mani, tra mancanze, assenze, perdite, rimandi...
Nel maggio 1956 lo spirito positivo, la fiducia nella ragione, nella cultura, nella tecnica, nella modernità appunto, si erano affievoliti. Rinunciava lentamente alla convinzione di poter vincere la conservazione per adattarsi a progettare e far realizzare senza sogni, in modo dignitoso e onesto, consapevole che già questo fosse un obiettivo importante e non scontato in partenza.
Verso la metà degli anni Sessanta riprese a suonare su un nuovo pianoforte. Accanto agli autori che aveva studiato da ragazzo, cominciò a suonarne altri più moderni: Ravel, Gershwin, Debussy. Brani come la Pièce pour le vêtement du blessé di Debussy e la Rapsodia in blue di Gershwin gli ricordavano gli anni della prima guerra mondiale e la fiducia nel progresso e nella modernità respirata nell’aria di Milano.
Forse la musica rappresentò per Aldo negli anni la via per accostarsi al pensiero di largo respiro e alla grandezza espressi dall’umanità nei suoi diversi linguaggi, quanto più la vita non gli offriva occasioni e stimoli per poter guardare più lontano.
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